MEHARÍ

Marco Lo Russo: fisarmonica

Michele Scipioni: clarinetto

La parola klezmer viene dalla fusione di due parole ebraiche, kley e zemer , letteralmente strumento musicale. La musica klezmer dunque, volendo definire sé stessa, si definisce tautologicamente musica strumentale. Eppure questa definizione un po' ingenua in una certa misura ci spiega la ragione d'essere profonda di questa musica venuta da lontano, da lontano nel tempo e nello spazio, che cionondimeno affascina e commuove persone apparentemente ad essa estranee. In termini sintetici, familiari ad un pubblico giovanile, il klezmer è insieme una fusion music e una soul music.

Le forme musicali presenti nel klezmer provengono da un'area territoriale molto vasta che comprendeva: l'Impero Austro-Ungarico, tutto l'Impero zarista fino a lambire consistentemente l'Impero Ottomano, ragione per la quale si avvertono influenze della musica greca e di quella turca.

Lo strumento emblematico del mondo ebraico degli zhtetl e dei ghetti è sicuramente il violino, ma nel klezmer acquisterà crescente rilievo il clarinetto apportando un contributo centrale che marcherà il carattere delle sonorità più tipiche. Ma svolgeranno un ruolo importante anche gli ottoni, in particolare la tromba, gli strumenti percussivi, melodico percussivi come il cymbalon e altri strumenti come il cello, usato in funzione di bassetto portatile.  

Il klezmer, in quanto musica tradizionale, non nasce per ragioni meramente estetiche, ma con la funzione di accompagnare eventi della vita delle comunità da cui proviene. Quindi questa musica era intimamente legata alla vita ebraica e al popolo dell'ebraismo est-europeo e veniva eseguita in occasione di matrimoni, nascite e circoncisioni, maggiorità religiose, feste e riti, segnava in generale il ritmo dell'esistenza degli ebrei intrecciata con lo studio e la prassi della Torah.